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Stesse tutele per i lavoratori precari
I lavoratori assunti con contratti a tempo determinato devono essere trattati e devono avere le stesse garanzie e tutele di quelli con contratti a tempo indeterminato. A stabilirlo è la Corte di Giustizia Europea. Una sentenza che, come spiegano i sindacati, deve «fare scuola». Anche se non riguarda tutta la platea dei precari, anzi taglia fuori le fattispecie più atipiche come i cococo e chi non ha un vero contratto da dipendente.
La decisione dell'organismo di Giustizia europeo riguarda d'altronde una controversia tutta irlandese che, come spiegano i rappresentanti della Ces (Confederazione europea dei sindacati cui aderisce anche la Cgil), la cui risoluzione a favore dei lavoratori va ora comunque estesa a tutti i paesi dell'Europa.
Nello specifico la Corte di Giustizia europea ha emesso una sentenza che, come spiegano i rappresentanti della Ces, «offrirà ai lavoratori assunti a tempo determinato una milgiore protezione dei propri diritti in virtù del diritto europeo». I fatti cui si riferisce la sentenza della Corte di giustizia europea riguardano un ricorso fatto dai lavoratori irlandesi assunti con contratto a tempo determinato che si erano visti negare «gli stessi trattamenti salariali» dei lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato. Da qui il ricorso delle organizzazioni sindacali davanti al tribunale Irlandese prima e alla Corte di Giustizia europea, poi.
Alla fine, dopo una lunga attesa la conclusione che d ragione ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali che hanno sostenuto la vertenza. «Nella sentenza, molto incoraggiante, i giudici europei hanno deciso che - spiegano in una nota i rappresentanti della Ces - che la parità di trattamento è un principio di diritto comunitario che non può essere interpretato in manitera restrittiva e che riguarda le questioni legate ai salari, alle pensioni».
Una buona notizia per John Monks, segretario generale della Ces che esprime la soddisfazione con una nota: «Questa sentenza - si legge - contribuirà ad assicurare una migliore protezione per i lavoratori assunti con contratto a tempo determinato in tutta l'Europa».
Non è tutto. «I contratti a tempo determinato non possono essere accettati che come un mezzo di risposta ai bisogni specifici e temporanei dei datori di lavoro e dei lavoratori - conclude la Ces- e non per creare dei lavoratori di seconda classe che saranno privati per lunghi periodi dei benefici di un lavoro stabile».
fonte: l'Unità