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Sentenze Cassazione

Faq lavoro > Giurisprudenza

Le aziende non possono spiare la navigazione su internet dei dipendenti

È illecito monitorare in modo sistematico e continuativo la navigazione in Internet dei lavoratori.
Lo ha ribadito il Divieto 2 aprile 2009 con il quale il Garante della Privacy ha proibito ad una società il trattamento dei dati personali di un dipendente e ha segnalato il caso all'autorità giudiziaria.
La società aveva monitorato per nove mesi la navigazione on line di un lavoratore attraverso un software in grado di memorizzare "in chiaro", tra l'altro, le pagine e i siti web visitati, il numero di connessioni e il tempo trascorso sulle singole pagine..
(continua)
fonte: Altalex

Infortunio sul lavoro: responsabilità datoriale e comportamento del lavoro

La decisione della Suprema Corte, relativa a lesioni fisiche del lavoratore a seguito di infortunio sul lavoro
, offre l’ennesima occasione per ribadire e consolidare l’orientamento, prevalente ormai in giurisprudenza, in tema di responsabilità del datore di lavoro ex art. 2087 c.c., nell’ipotesi di infortunio occorso sul luogo di lavoro.
Fulcro della normativa antinfortunistica e disposizione inderogabile di legge integrativa del contratto di lavoro, l’art. 2087 c.c. si sostanzia nella più immediata attuazione del diritto alla salute dei lavoratori e del correlativo dovere di tutela gravante sull’imprenditore, in ottemperanza agli artt. 2, 32 e 41 Cost..
(continua)
fonte: Altalex

Le Differenze retributive si prescrivono entro 5 anni


La Cassazione, con sentenza n. 18284 del 13 agosto 2009, ha affermato che i crediti per differenze retributive hanno una prescrizione quinquennale, a differenza del diritto alla qualifica superiore per mansioni effettivamente svolte che si prescrive entro 10 anni.

Licenziamento ed immodificabilità del motivo

La Cassazione, con sentenza n. 18283 del 13 agosto 2009, ha affermato che il motivo di licenziamento non può essere modificato-
Questo per garantire al lavoratore la possibilità di contestare il recesso.

L'azienda può rifiutare l'assunzione di un lavoratore disabile senza tirocinio

La Cassazione, con sentenza n. 6017 del 2009 ha stabilito che il datore di lavoro può rifiutarsi di assumere il lavoratore disabile, privo di precedente addestramento o tirocinio formativo, disposto dai Servizi del Collocamento obbligatorio

Cassazione: la prestazione di lavoro nei call center è lavoro subordinato

La Cassazione, con sentenza n. 9812 del 14 aprile 2008, ha confermato una pronuncia della Corte d'appello di Venezia che aveva riconosciuto come subordinato il lavoro di 15 dipendenti di una società e non, come sostenuto da quest'ultima, di natura autonoma.
fonte:
http://www.unioneconsulenti.it/article.php?sid=1831

Il lavoratore assente alla visita domiciliare perde la relativa indennità


La Cassazione, con la sentenza n. 1809/2008, ha affermato che l'assenza del lavoratore alla visita domiciliare comporta la decadenza del diritto alla relativa indennità.
L'allontanamento da casa per una visita medica o per sottoporsi ad una terapia curativa può essere giustificato a condizione che il medico o lo specialista ne motivi la necessità e l'urgenza.
A tal fine il medico, che effettua la visita domiciliare e che non trova il malato, deve rilasciare un avviso nel quale invita il lavoratore a recarsi il girono dopo presso l'ambulatorio. In tale caso il lavoratore perde diritto al trattamento economico per i primi dieci giorni, ma potrà recuperare quello per i giorni successivi.


Il lavoratore non può rifiutare mansioni non rispondenti alla sua qualifica


La Cassazione, Sezione lavoro, con sentenza 8 novembre - 5 dicembre 2007, n. 25313 ha stabilito che non può sussistere un diritto (potestativo) del lavoratore a rifiutare l’esecuzione della prestazione richiestagli dal datore di lavoro in quanto egli è tenuto ad osservare le disposizioni per l’esecuzione della prestazione lavorativa impartita dal datore di lavoro ex art. 2086 e 2014 c.c..
Testo e commento a cura di Altalex alla pagina
http://www.altalex.com/index.php?idnot=39602&idstr=20

Mobbing: responsabilità del datore di lavoro


Il datore di lavoro può essere ritenuto responsabile dei danni conseguenti a comportamenti mobbizzanti attuati contro uno dei propri dipendenti nel caso in cui, venuto a conoscenza degli stessi, non cerchi di porvi fine.
In altri termini, la Corte di Cassazione, sez. lavoro, con sentenza 20 agosto 2007, n. 16148 (della quale si riporta il testo), ha evidenziato che il comportamento omissivo di un datore di lavoro di fronte ad episodi di mobbing contro un proprio dipendente ed attuati da un altro dipendente determina la responsabilità dello stesso datore di lavoro.Se si verificano episodi di mobbing, si configura responsabilità del datore di lavoro che non vigila adeguatamente sui dipendenti e non fa nulla perché i comportamenti mobbizzanti cessino....... Commento e testo della sentenza
http://www.unioneconsulenti.it/article.php?sid=1715

Obbligo di sentire il lavoratore, prima del licenziamento per giusta causa


In tema di licenziamento per giusta causa, il datore di lavoro non può prescindere dalla previa contestazione dell'addebito e dall'audizione del lavoratore, ai sensi dell'art. 7 della legge n. 300 del 1970, se quest'ultimo lo richiede e non abbia fini dilatori, ma la funzione di protrarre la difesa scritta attraverso chiarimenti e precisazioni.
Questa la conclusione a cui sostanzialmente è giunta la Corte di Cassazione, sezione lavoro, nella sentenza 9 ottobre 2007, n. 21066.
Commento e testo della sentenza
http://www.altalex.com/index.php?idnot=38857

La scelta dei lavoratori da porre in mobilità deve essere fatta sulla base di criteri oggettivi.


La Corte di Cassazione - Sezione lavoro - con sentenza 23275 del 8 novembre 2007 ha confermato che l'individuazione dei lavoratori da porre in mobilità deve essere necessariamente fatta sulla base di criteri doverosamente imparziali ed oggettivi.
I giudici di legittimità hanno anche statuito che "in tema di procedura di mobilità, la previsione, di cui al nono comma dell'art. 4 della legge n. 223 del 1991, secondo cui il datore di lavoro, nella comunicazione preventiva con cui dà inizio alla procedura, deve dare una "puntuale indicazione" dei criteri di scelta e delle modalità applicative, comporta che, anche quando il criterio prescelto sia unico, il datore di lavoro deve provvedere a specificare nella detta comunicazione le sue modalità applicative, in modo che essa raggiunga quel livello di adeguatezza sufficiente a porre in grado il lavoratore di percepire perché lui - e non altri dipendenti - sia stato destinatario del collocamento in mobilità o del licenziamento collettivo e, quindi, di poter eventualmente contestare l'illegittimità della misura espulsiva.
Qui in testo integrale della sentenza

Illegittimo il recesso, durante il periodo di prova, se non si rispettano le mansioni

La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con sentenza 5 dicembre 2007, n. 25301 ha stabilito che è illegittimo il recesso del datore di lavoro durante il periodo di prova se il lavoratore è stato adibito a mansioni diverse da quelle pattuite.
Secondo la Corte di Cassazione lo svolgimento di mansioni radicalmente diverse con quelle indicate nel contratto dà direttamente luogo ad un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, con tutti gli effetti di caso, ivi compresa la necessità della giusta causa per intimare il licenziamento, mentre, nell'ipotesi di mansioni semplicemente non coincidenti con quelle pattuite si ha come conseguenza il diritto alla prosecuzione della prova o al risarcimento del danno.
Qui il testo integrale della sentenza

Sono le ore di

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