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Faq lavoro > Giurisprudenza
Cassazione: la prestazione di lavoro nei call center è lavoro subordinato
La Cassazione, con sentenza n. 9812 del 14 aprile 2008, ha confermato una pronuncia della Corte d'appello di Venezia che aveva riconosciuto come subordinato il lavoro di 15 dipendenti di una società e non, come sostenuto da quest'ultima, di natura autonoma.
fonte: http://www.unioneconsulenti.it/article.php?sid=1831
Il lavoratore assente alla visita domiciliare perde la relativa indennità
La Cassazione, con la sentenza n. 1809/2008, ha affermato che l'assenza del lavoratore alla visita domiciliare comporta la decadenza del diritto alla relativa indennità.
L'allontanamento da casa per una visita medica o per sottoporsi ad una terapia curativa può essere giustificato a condizione che il medico o lo specialista ne motivi la necessità e l'urgenza.
A tal fine il medico, che effettua la visita domiciliare e che non trova il malato, deve rilasciare un avviso nel quale invita il lavoratore a recarsi il girono dopo presso l'ambulatorio. In tale caso il lavoratore perde diritto al trattamento economico per i primi dieci giorni, ma potrà recuperare quello per i giorni successivi.
Il lavoratore non può rifiutare mansioni non rispondenti alla sua qualifica
La Cassazione, Sezione lavoro, con sentenza 8 novembre - 5 dicembre 2007, n. 25313 ha stabilito che non può sussistere un diritto (potestativo) del lavoratore a rifiutare l’esecuzione della prestazione richiestagli dal datore di lavoro in quanto egli è tenuto ad osservare le disposizioni per l’esecuzione della prestazione lavorativa impartita dal datore di lavoro ex art. 2086 e 2014 c.c..
Testo e commento a cura di Altalex alla pagina http://www.altalex.com/index.php?idnot=39602&idstr=20
Mobbing: responsabilità del datore di lavoro
Il datore di lavoro può essere ritenuto responsabile dei danni conseguenti a comportamenti mobbizzanti attuati contro uno dei propri dipendenti nel caso in cui, venuto a conoscenza degli stessi, non cerchi di porvi fine.
In altri termini, la Corte di Cassazione, sez. lavoro, con sentenza 20 agosto 2007, n. 16148 (della quale si riporta il testo), ha evidenziato che il comportamento omissivo di un datore di lavoro di fronte ad episodi di mobbing contro un proprio dipendente ed attuati da un altro dipendente determina la responsabilità dello stesso datore di lavoro.Se si verificano episodi di mobbing, si configura responsabilità del datore di lavoro che non vigila adeguatamente sui dipendenti e non fa nulla perché i comportamenti mobbizzanti cessino....... Commento e testo della sentenza http://www.unioneconsulenti.it/article.php?sid=1715
Obbligo di sentire il lavoratore, prima del licenziamento per giusta causa
In tema di licenziamento per giusta causa, il datore di lavoro non può prescindere dalla previa contestazione dell'addebito e dall'audizione del lavoratore, ai sensi dell'art. 7 della legge n. 300 del 1970, se quest'ultimo lo richiede e non abbia fini dilatori, ma la funzione di protrarre la difesa scritta attraverso chiarimenti e precisazioni.
Questa la conclusione a cui sostanzialmente è giunta la Corte di Cassazione, sezione lavoro, nella sentenza 9 ottobre 2007, n. 21066.
Commento e testo della sentenza http://www.altalex.com/index.php?idnot=38857
La scelta dei lavoratori da porre in mobilità deve essere fatta sulla base di criteri oggettivi.
La Corte di Cassazione - Sezione lavoro - con sentenza 23275 del 8 novembre 2007 ha confermato che l'individuazione dei lavoratori da porre in mobilità deve essere necessariamente fatta sulla base di criteri doverosamente imparziali ed oggettivi.
I giudici di legittimità hanno anche statuito che "in tema di procedura di mobilità, la previsione, di cui al nono comma dell'art. 4 della legge n. 223 del 1991, secondo cui il datore di lavoro, nella comunicazione preventiva con cui dà inizio alla procedura, deve dare una "puntuale indicazione" dei criteri di scelta e delle modalità applicative, comporta che, anche quando il criterio prescelto sia unico, il datore di lavoro deve provvedere a specificare nella detta comunicazione le sue modalità applicative, in modo che essa raggiunga quel livello di adeguatezza sufficiente a porre in grado il lavoratore di percepire perché lui - e non altri dipendenti - sia stato destinatario del collocamento in mobilità o del licenziamento collettivo e, quindi, di poter eventualmente contestare l'illegittimità della misura espulsiva.
Qui in testo integrale della sentenza
Illegittimo il recesso, durante il periodo di prova, se non si rispettano le mansioni
La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con sentenza 5 dicembre 2007, n. 25301 ha stabilito che è illegittimo il recesso del datore di lavoro durante il periodo di prova se il lavoratore è stato adibito a mansioni diverse da quelle pattuite.
Secondo la Corte di Cassazione lo svolgimento di mansioni radicalmente diverse con quelle indicate nel contratto dà direttamente luogo ad un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, con tutti gli effetti di caso, ivi compresa la necessità della giusta causa per intimare il licenziamento, mentre, nell'ipotesi di mansioni semplicemente non coincidenti con quelle pattuite si ha come conseguenza il diritto alla prosecuzione della prova o al risarcimento del danno.
Qui il testo integrale della sentenza